martedì 1 marzo 2011

sono Marziano..ma garanzini ha ragione!

La scorsa mattina parlavo con uno dei miei tecnici(SIGFRIDO) che, reduce daun inconrtro di chiacchiere con Italo Cucci, mio confidava quanto fosse daccordo con chi critica questa solo "festa legata ad ovalia ed ai suoi valori, ma slegata al raggiungimento della vittoria e del risultato. E mi diceva schiettamente..:" e se noi del RUGBY la finissimo di vederci bravi comunque in nome dei soli principi del giocoi e pensassimo ai punti conquistati sul campo come il calcio?!
Cito un articolo in tal senso di minirugby.it

Perdono? Non sono bravi
Per riscattare la delusione del match perso di un soffio con l’Irlanda e la figura barbina patita con l’Inghilterra altro non c’era che la vittoria. Ma il 16 a 24 per i Dragoni ci rimette al posto che al momento ci compete e nel quale soffriamo, nonostante l’entusiasmo che comunque circonda la Nazionale, che perde e perde ma non smarrisce l’affetto degli appassionati dell’ovale, cosa difficile da spiegare a chi segue altri sport.
“Se perdono non sono bravi”.
L'avrebbe detto l’olimpionico di judo Maddaloni, frase riportata dal bravo Gigi Garanzini in ‘A tempo di sport’, la pomeridiana trasmissione sportiva del sabato di Radio 24.
Angelo, allenatore del mini rugby di un club che con orgoglio opera nella periferia romana, telefona in trasmissione e garbatamente “rimprovera” il conduttore di essere troppo duro con il XV azzurro che non vince. Garanzini batte il cucchiaio di legno sul tavolo e ne fa sentire il rintocco: non si può essere bravi e perdere così spesso. "Sì il rugby è uno sport meraviglioso e bisognerebbe proporre a tutti i bambini di provarlo", dice Garanzini, però questi perdono sempre e non si spiega perché a prescindere riscuotano comunque un buonissimo interesse.
Passione e tifo
Chi riempie il Flaminio quando giocano Parisse & C.? Tifosi come avviene nel calcio? No, appassionati che nel movimento di questo sport ci stanno, come giocatori di 10, 20, 30, 40, 50 e 60 anni, tecnici, educatori, famigliari: sono una larga maggioranza rispetto al totale.
Negli stadi del calcio ci vanno i tifosi e tanti di loro, per quanto tutti abbiano calciato un cuoio rotondo prima o poi nella vita, il calcio non lo non vivono più in prima persona se non proprio come meri tifosi, se ne sfamano con abbuffate davanti alla tv. E tra l'altro sono alcuni milioni i praticanti del calcio italiani. Al Flaminio vi è una densità notevole di appassionati che il rugby lo vivono anche nel resto dell’anno non come tifosi da tv o “rosea” del lunedì, ma come partecipanti attivi e legati, allo sport e tra di loro.
Passione e tifo non sono affatto la stessa cosa.
Inoltre la presenza alle partite della Nazionale è il culmine della loro esperienza rugbistica, perché non sono fondamentalmente settari e faziosi come nel calcio, dove invece il massimo godimento è assistere alle partite della propria squadra di club.
Ancora, l’esperienza del 3° tempo resta unica e lontana dall'essere un party organizzato saltuariamente per un evento, è – oltre che una tradizione – una parte del tutto, del match e dell’essere quel tipo di sportivo, il rugbista.

Marziani
Ecco perché “guai a toccargli il rugby” come dice Garanzini (che certo non criticava lo sport, diamogliene correttamente atto), ma insisteva sul fatto che nella sua massima espressione competitiva, la Nazionale, non si può non misurare la performance senza considerare essenziale il risultato. Questo è corretto. Ma quello che “non capiranno mai” è che quel risultato, in fondo, per la gente del rugby, non conta così quanto conta in altri sport, calcio in primis: estremizzando, nel calcio se perdi piangi e ti senti umiliato, la partita finisce con quella sconfitta sottolineata dagli improperi e magari anche da qualche sassata di altri pseudo innamorati del pallone.
Nel rugby no, il rugby non finisce all’ottantesimo. Il rugby non finisce mai.

PS: caro Sergio dì ai tuoi compagni che ogni tanto dovete vincere, altrimenti ci sentiamo a disagio a riempire il Flaminio o il Meazza di pura passione. Gli altri non lo capiranno mai e ci tratteranno ancora da marziani!

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"....la piu' bella vittoria l'avremo ottenuta quando le mamme italiane spingeranno i loro figli a giocare al rugby se vorranno che crescano bene, abbiano dei valori, conoscano il rispetto, la disciplina e la capacita' di soffrire. Questo e' uno sport che allena alla vita."

John Kirwan ex allenatore nazionale italiana e giocatore degli All Blacks